Tares, la polemica comincia dall'hinterland

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Basiglio | i comuni devono anticipare fino a luglio i pagamenti per pulizia e raccolta

Tares, la polemica comincia dall'hinterland

Il sindaco del paese: «Saremo costretti a rivolgerci alle banche»

Redazione Online

Il sindaco Marco Flavio Cirillo
Il sindaco Marco Flavio Cirillo

BASIGLIO | Trecento euro dallo Stato come aiuto per anticiparne 900mila: è questo dato alla base della polemica scatenata da Marco Flavio Cirillo, sindaco di area centrodestra di Basiglio, comune della provincia di Milano più noto per ospitare il facoltoso quartiere di Milano 3. Cirillo torna sul tema della Tares, la nuova imposta sui rifiuti introdotta a gennaio. «Il risultato è che per pagare i servizi generali saremo costretti a chiedere un prestito alle banche» – è il commento del primo cittadino.

LA SOMMA DA ANTICIPARE | Il Comune dell’hinterland meridionale è da anni al vertice della classifica nazionale per quel che riguarda l’Irpef dei residenti, l’imposta sulle persone fisiche. Ma l’ufficio della ragioneria, secondo Cirillo, «alza il velo su un problema che riguarderà la maggior parte delle amministrazioni locali»: fino al 2012 la prima rata per il servizio di ritiro e smaltimento dei rifiuti veniva incassata dai comuni tra marzo e aprile, garantendo un flusso di cassa costante per i pagamenti alle aziende che si occupano dei servizi ambientali. Quest’anno, invece, gli enti locali dovranno coprire i costi dei primi sei mesi di servizio con risorse proprie. Ecco il punto del sindaco: «Peccato che a causa dei tagli dei trasferimenti decisi dall’esecutivo tecnico i comuni facciano già fatica anche solo a mantenere gli equilibri di bilancio, e quindi non siano in grado di anticipare cifre così elevate di tasca propria». I numeri quindi: «A Basiglio – conclude Cirillo –, per dare un’idea di ciò che sta accadendo, abbiamo ricevuto dallo Stato come prima tranche dei trasferimenti solamente trecento euro, cifra che si commenta da sola. Per i servizi ambientali versiamo invece all’Amsa tra i 900mila euro e il milione di euro all’anno». Motivo per cui sempre più comuni italiani rischierebbero di andare in anticipo di cassa e chiedere un prestito alle banche per garantire il funzionamento dei servizi.

Venerdì 8 marzo 2013

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